La psicologia dei social network

Hai mai pensato a quante volte, durante la giornata, accedi ai tuoi social network? Tra una pausa e l'altra a lavoro, durante il tragitto verso casa, anche in ufficio quando possiamo distrarci qualche minuto, sono tanti i momenti in cui prendiamo lo smartphone e controlliamo la situazione sui nostri social preferiti. Facebook, Twitter, Instagram, il 72% degli adulti connessi alla rete passa 23 ore a settimana sui loro social, per intenderci l’equivalente di un lavoro part-time. Avevamo già parlato degli utenti social e di una eventuale classificazione in base al grado di “dipendenza” da smartphone e tablet. Ora ci concentriamo un po' di più sul perché riusciamo a diventare persino super user.
 

I social media sono cresciuti tanto da diventare il principale strumento di marketing e connettere imprese e utenti individuali. Sono uno strumento globale per rimanere in contatto, incontrarsi, salutarsi, comunicare, creare nuove reti di connessioni e affari.
 

Benvenuti nell’era dei social media

Vi diamo alcuni numeri a supporto di questa affermazione:

  • 2 miliardi di utenti connessi,
  • Facebook ha, mensilmente, più di un miliardo di utenti attivi,
  • 500 milioni di tweet mandati ogni giorno,
  • 70 milioni di immagini caricate quotidianamente su Instagram,
  • 300 ore di video caricate ogni minuto su YouTube,
  • il 71% degli utenti ammette di comprare cose viste sui social,
  • il 52% di chi fa web marketing trova clienti su Facebook.

É una dipendenza? Sì potremmo chiamarla così. Come ha detto Marshall McLuhan “All media are extensions of some human faculty”. I social network sono un’estensione di uno dei nostri istinti più reconditi, essere sociali, e diventano persino un' estensione di noi stessi. il nostro bisogno di essere connessi e interagire con gli altri è universale e inevitabile, nascosto dietro l’istinto sociale c’è persino la necessità di dare un senso e un significato al mondo.
 

Essere in contatto con gli altri ci permette di creare un universo sociale fatto di simboli, come linguaggi, numeri, gesti, emoticon e regole sociali, che vengono condivise e comprese da tutti. Un like di facebook o un preferito di Twitter è un segnale che ci fa sentire bene,  apprezzati e al centro dell'attenzione (momentanea) dei nostri contatti.
 

Cosa si cela dietro al bisogno di sentirsi social?

Da un punto di vista più psicologico, perché i social network sono riusciti ad affermarsi tanto e a divenire parte integrante della nostra quotidianità? Questa è la nostra interpretazione, del tutto opinabile, anzi aspettiamo anche delle vostre repliche.
 

1. La paura di perdere qualcosa. Questo sentimento coinvolge solitamente gli utenti dai trentanni in giù. Il 67% dichiara di aver paura di perdersi qualcosa. Il nostro cervello si nutre di collaborazioni, compromessi, restrizioni, comprensioni e cerca di gestire tutto al meglio. Ci rendiamo conto che gli altri stanno facendo qualcosa e ci sentiamo esclusi. Questo sentore stimolerà in noi dei responsi di sopravvivenza. Gli under 30 vivono quel periodo in cui stanno stabilendo le proprie vite, sviluppando le loro identità personali e professionali, diventando economicamente sostenibili e il loro focus sarà quello di essere social. L’Ego ha bisogno di una piattaforma per mettersi in mostra e i social network sono la risposta perfetta. Viviamo in una società dell’Io con un’ossessione per il me stesso che ci porta ad aggiornare i nostri status e taggarci in foto (ovviamente solo in quelle in cui siamo venuti bene).
 

2. Chimica cerebrale. I social network creano dipendenza sia fisicamente che psicologicamente. Uno studio di Harvard ha mostrato che parlare di sé online accende una parte del nostro cervello come farebbe una sostanza stupefacente come la cocaina. Diventiamo, quindi, chimicamente assuefatti dalle piattaforme social, ci fomentiamo condividendo un'esperienza oppure guardando gli aggiornamenti di amici e conoscenti.
 

3. La comunicazione è umana. Nessuno può evitare di comunicare. Il mondo sociale è costruito socialmente attraverso le interazioni tra le persone: ruoli, regole, categorizzazioni, stereotipi, normalità, devianza sono i risultati della condivisione umana, quello che viene fuori dal nostro essere umani. I social network hanno il poter di amplificare questa natura umana. Hanno rotto le barriere dello spazio e del tempo, della presenza e della visibilità. Espandono le possibilità della condivisione. Riempiono il più profondo bisogno umano di trovare una peculiarità psicologica e una definizione personale in un contesto sociale.
 

4. Un’estensione del nostro mondo offline. I profili Facebook diventano per i teenager delle camere da letto virtuali concepite come ambienti virtuali da personalizzare, in cui incontrare i coetanei e giocare a fare l’adulto. Molti studi dimostrano che gli utenti vivono l’interazione su social come un’estensione delle loro relazioni sociali offline, come un supplementi alla loro vita reale, non come una sostituzione. Una sorta di prolungamento dei rapporti che vivono quotidianamente oltre la rete. Classica frase di testimonianza "te l'ho scritto su Facebook prima", per sottolineare anche la continuità delle varie interazioni con gli altri, come se i social network fossero inglobate in una quotidianità personale.