Google Project Glass: la realtà (aumentata) supera la fantasia?

Guardate questo video:

Calma, è solo un progetto. Google ce lo ha rivelato per sapere cosa ne pensiamo e, perché no, per ricavare materiale utile dalle nostre reazioni.

Il filmato è stato diffuso ieri. Il protagonista del video fa tutto ciò che potremmo fare anche noi se indossassimo occhiali per la realtà aumentata: potremmo chattare con gli amici in qualsiasi momento, utilizzando i comandi vocali; potremmo scattare una foto a qualunque cosa colpisca il nostro sguardo; saremmo in grado di comunicare la nostra posizione agli altri in qualsiasi momento. Ma anche Google potrebbe interagire con noi istantaneamente, mettendoci al corrente - ad esempio - della chiusura della metropolitana che stiamo per prendere, o anche suggerendoci un percorso alternativo. Un po' intrusivo? Sì, secondo Mark Wilson, che in un articolo su Fastcodesign.com fa un elenco dei problemi che Google dovrà risolvere per non ritrovarsi fra le mani un flop.

Mark Wilson suggerisce a Google di:

  • stare attento al "fattore segway". Questo è un segway:[clear][column2] [/column2][column2][/column2]Secondo Wilson l'idea del segway non ha funzionato per due motivi: 1) le persone non sono poi così pigre come l'uso di quel mezzo richiederebbe; 2) fa pensare più ad un futuro da malati che ad un'innovazione. La tecnologia dovrebbe essere meno visibile, più discreta, adattarsi perfettamente al nostro corpo.
  • Google dovrà evitare di essere invadente con le informazioni che fornisce (vedi esempio della metropolitana chiusa).
  • Non abbiamo davvero bisogno degli occhiali per la realtà aumentata, perché allora dovremmo desiderarli? Da cosa potrà nascere in noi questa nuova necessità? Google ci dovrà ragionare, se vorrà che la sua idea abbia successo.
  • Google ci ha chiesto un feedback, ma dovrà stare attento a non restare impelagato nei nostri commenti. In questa fase, è più utile puntare sull'intelligenza di un numero ristretto di visionari che sulle chiacchiere da strada della massa indistinta.

Un ultimo spunto di riflessione, però, lo voglio dare io. Ciò che mi ha impressionato di più, di tutta questa storia, è stato il fatto che  Google non abbia avuto alcuna esitazione a rendere pubblico il suo progetto. Alla faccia del segreto industriale, il gigante di Mountain View ha mostrato un nuovo modo di intendere la ricerca, la sperimentazione e l'innovazione. Le idee possono nascere anche dal basso, le aziende possono condividere i loro progetti, trasformando quella che una volta si sarebbe chiamata "fuga di notizie" in una gigantesca operazione di marketing. Dalla parte opposta, oggi, c'è Apple, che custodisce gelosamente le sue idee fino alla data del lancio:anche nel caso di Apple tutto questo si traduce in un'operazione di visibilità, grazie al castello di rumors che i fan della mela mettono in piedi appena intuiscono che qualcosa di nuovo si muove a Cupertino.

Voi che ne pensate?