In difesa degli ebook

Torno sugli ebook (dopo questo e quest'altro post). E li difendo come hanno già fatto, tra tanti altri, Luisa Carrada e Jonathan Segur, dopo l'anatema scagliato dallo scrittore Jonathan Franzen. Entrambi chiedono di interrompere la polemica contro gli ebook e di smettere di pensare che gli ebook "uccideranno" la letteratura o la carta. Sia i libri in formato digitale che i libri in formato classico offrono dei vantaggi; non si tratta di una contrapposizione ebook vs libro classico, ma della coesistenza di due modelli diversi. Jonathan Segur scrive che gli ebook non sono perfetti: non permettono di scribacchiarci sopra, non coprono ancora l'intero catalogo editoriale, non consentono di esibire i propri gusti letterari nella metropolitana. Ha ragione, e aggiungo che non ci si possono fare le orecchie (quante volte le orecchie hanno abbreviato le mie ricerche!), non si possono mettere in bella mostra per colpire i nostri ospiti ("Se leggo Proust? Uh, sì, che sbadata! L'ho lasciato sulla tavola apparecchiata per puro caso!"), non possono caderci tra le mani se ci addormentiamo leggendo. Eppure, nonostante questo, leggo con piacere sul mio iPad, spesso anche sul mio iPhone (quando la metropolitana è troppo piena per tirare fuori il tablet), passando senza troppi sensi di colpa dai romanzi in cellulosa ai libri in formato epub. Che male c'è? Mi sento completamente d'accordo con Jonathan Segur, Luisa Carrada e tutti coloro che ne hanno scritto: basta, basta, basta mettere gli ebook e i libri cartacei gli uni contro gli altri!