Sviluppare app, guardando al futuro.

 

Leggo in una ricerca promossa e pubblicata su L2 che Sephora si è piazzata al primo posto nella classifica dei brand di prestigio che hanno sviluppato applicazioni per mobile. L2 ha selezionato 100 "iconic prestige brands" distribuite in 5 settori (Beauty & Skincare, Fashion, Hospitality, Retail, e Watches & Jewelry), assegnando a ciascuna di esse un punteggio ("Mobile IQ") e una classe corrispondente.

I risultati dello studio di L2 sono molto interessanti. Li traduco dall'articolo originale, riassumendo un po':

  • Solo due terzi dei brand di prestigio hanno un sito ottimizzato per mobile, e un terzo di questi siti non supporta e-commerce
  • Meno del 20% dei brand ha applicazioni o siti ottimizzati per iPad o altri tablet
  • Le migliori performance vengono dai Retail Brands
  • Il 16 % dei brand non ha ancora un sito ottimizzato per mobile o una versione mobile del proprio sito

Questa ricerca mostra con chiarezza quanto ancora ci sia da fare per trasportare le aziende sul mobile, una scelta che conviene in primo luogo alle aziende, se pensate alla enorme e ultra-rapida diffusione del mobile e delle applicazioni (non allego dati, ma vi invito ad alzare in questo momento gli occhi dal vostro smartphone o dal vostro tablet e a contare tutte le altre persone intente a leggere/chattare/fare-qualsiasi-altra-cosa con uno smartphone o con un tablet. Incredibile, vero?).

Mossa davvero poco abile, insomma, quella di trascurare il mobile.

Da un punto di vista diverso, mettendosi cioè nei panni degli utenti e non in quelli delle aziende, John Pavlus è giunto a conclusioni simili. In un articolo uscito su  FastCoDesign, Pavlus ha ricordato l'importanza del Responsive Design, cioè della grafica web pensata per adattarsi automaticamente ad ogni tipo di schermo, da quello del computer a quello di un telefono. Secondo i principi del Responsive Design, l'ottimizzazione per mobile non deve essere il secondo step della programmazione di un sito o un progetto da rimandare a tempi migliori, ma parte stessa dell'architettura del sito web. E non si tratta certo di un dettaglio, perché questo - leggo nell'articolo di Pavlus - è "il modo in cui il web moderno dovrebbe funzionare".

O almeno, mi sembra di capire, questo è il modo in cui il web futuro funzionerà.