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laura

Non solo Siri. Le app che utilizzano il riconoscimento vocale.

Non solo Siri. Le app che utilizzano il riconoscimento vocale.

App, riconoscimento vocale e User Experience



Dopo aver parlato di multi touch gesture e delle possibilità offerte da un dispositivo touch, approfondirò il riconoscimento vocale, mettendo a confronto le app e le funzionalità, ma anche gli scenari futuri, che sfruttano questa importante tecnologia.


Come  ho già scritto nel post sul multi-touch gesture, l’interfaccia touch ha rivoluzionato la user experience: l’immediatezza e la naturalità sono divenute le chiavi per interpretare le nuove esperienze d’uso con i dispositivi touch.



Questo significa, in poche parole, che:

  • ogni nostro gesto interagisce direttamente con il dispositivo senza bisogno di passare attraverso uno strumento di mediazione (il mouse o la tastiera). Il dispositivo di input corrisponde a quello di output, perché è in entrambi i casi lo schermo: per fare qualcosa toccherò lo schermo, e vedrò il risultato della mia azione proprio su di esso.
  • l’annullamento della distanza tra me e il dispositivo fa sì che l’interazione sia semplice, immediata, per non dire naturale, addirittura (esagerando un po’) innata.

Adesso, però, la tecnologia si sta spostando verso forme ancora più evolute e naturali di interazione, puntando addirittura a rendere superflui – o quantomeno secondari – il touch e lo schermo. Come? Attraverso il riconoscimento vocale, la funzionalità che, sfruttando il microfono, riconosce ed obbedisce ai comandi impartiti a voce.

Il riconoscimento vocale, di per sé, non è una novità: esisteva e funzionava molto bene anche sui vecchi cellulari per chiamare i contatti della rubrica. Sugli smartphone di nuova generazione, però, il riconoscimento vocale fa molto di più:

  • interagisce con le funzionalità e gli strumenti dello smartphone
  • sfrutta il collegamento ad ad internet.



Tra le molte azioni che possiamo compiere attraverso il riconoscimento vocale su uno smartphone, le più interessanti a mio avviso sono queste:

  • dettare un testo
  • inviare il testo dettato come sms o mail
  • aggiornare lo status su Facebook, Twitter o altri social
  • aggiungere un evento al calendario
  • cercare un’informazione sul web
  • cercare un indirizzo sulle mappe
  • chiedere informazioni meteo
  • aprire un’applicazione

Un’app per assistente



Come avrete notato, le possibilità sono talmente ampie che ormai si parla di Assistenti vocali per riferirsi alle applicazioni che utilizzano questo tipo di tecnologia. E di veri e propri assistenti si tratta, sia perché fanno delle cose al posto nostro (es. cercare e chiamare qualcuno in rubrica), sia perché da qualche tempo hanno cominciato anche a parlare e ad interagire con noi in maniera molto simile alle intelligenze artificiali.

Il riferimento d’obbligo è a Siri, assistente vocale che ha debuttato con l’iPhone 4s e che è stata poi inserita anche nel nuovo iPad. Purtroppo Siri non esiste in italiano, e nonostante alcuni rumors riguardanti la sua introduzione nella nostra lingua, qui da noi non ce n’è ancora traccia. Se ve la cavate con l’inglese, comunque, non avete che da provarla.



Siri sfrutta le possibilità della tecnologia Nuance di riconoscimento vocale ed è perfettamente integrata con il sistema operativo iOS. La sua peculiarità, tuttavia, è la capacità di rispondere realmente alle domande, simulando un dialogo. Se ad esempio le chiediamo “Siri, what’s the weather for Rome, Italy?”, lei mostrerà il meteo e risponderà “Ok, here’s the weather for Rome, Italy, today”.

La sensazione di avere di fronte una persona in carne ed ossa è forte, anche perché gli sviluppatori hanno dotato Siri di un certo grado di ironia: interagendo con lei, potreste sentirvi rispondere  anche cose come “Ok, you’re the boss”. Sono queste le caratteristiche che hanno fatto esplodere in rete la Siri mania, tanto che oggi il web e Youtube sono pieni di video divertenti che mostrano l’assistente vocale Apple alle prese con domande e richieste bizzarre, comprese quelle sul senso della vita.

La fama di Siri ha ormai raggiunto anche il piccolo schermo. Se siete fan come me della serie Big Bang Theory, non vi sarete di certo persi la puntata in cui Raj si innamora di Siri. Ve ne posto qui sotto alcuni esilaranti spezzoni:







Le app simili a Siri



Va bene, dai, torno seria. Vi starete chiedendo se esistono app che svolgono funzioni analoghe a quelle di Siri e che possano venire incontro a chi non possieda un iPhone 4s. Certo, rispondo io.

Una delle più famose è Vokul. Oltre a svolgere funzioni simili, Vokul ha un comando che permette di utilizzare l’app in completa autonomia dalle mani, risorsa indispensabile in alcune situazioni come ad esempio la guida.

Un certo scalpore lo ha suscitato Voice Answer, inizialmente messa al bando da Apple, poi reintegrata nello Store. Quando tutto ciò accadde (marzo 2012), voci insistenti insinuarono che la rimozione fosse dipesa da performance di Voice Answer persino migliori di quelle di Siri. Non so dire se fosse vero o no, ma adesso l’app è nuovamente nell’App store ed è già al suo primo aggiornamento (la trovate anche su Android). Voice Answer risponde a tutte le domande che le vengono poste (come già Siri, infatti, si appoggia alla potente macchina Wolfram Alpha), possiede una certa dose di spirito e pare sia più smaliziata della sua rivale. Inoltre, gli sviluppatori promettono di implementare presto le sue funzionalità, inserendo l’invio di sms, mail e di una misteriosa feature di realtà aumentata.

Passiamo però ad un’app che funziona anche in italiano: Vlingo (sia Apple che Android). Sebbene meno raffinata di Siri & co. (non risponde con la propria voce, è un’app – diciamo – silenziosa), quest’app funziona abbastanza bene, esiste già nella nostra lingua ed è completa dal punto di vista delle funzionalità: dettatura, avvio applicazioni, invio sms e mail, aggiornamento di status, ricerca sul web, ricerca sulle mappe.



Le app che fanno da assistenti vocali fanno parte senz’ombra di dubbio un campo di sviluppo interessante, tuttavia il panorama è destinato ad allargarsi. Il microfono e il riconoscimento vocale possono infatti costituire la base per app “verticalizzate”, cioè utili a  categorie di utenti con necessità specifiche. Un esempio? I non vedenti o gli ipovedenti, per i quali esistono già sul mercato prodotti specifici. Uno dei più interessanti è Mobile Accessibility (solo per Android e solo in inglese britannico o americano), un’app che oltre ad utilizzare il riconoscimento vocale per far funzionare lo smartphone, è letteralmente in grado di “leggere” lo schermo, traducendo in parole tutto ciò su cui il dito dell’utente va a poggiarsi.

Per concludere questo articolo, voglio lanciare due suggestioni, che possono forse darci un’idea degli sviluppi futuri.

Qualche giorno fa è apparsa in rete la notizia di un brevetto Apple per il controllo attraverso comando vocale di dispositivi terzi collegati al nostro computer o al nostro dispositivo mobile. Ok, per il momento è solo un brevetto e ok, si tratta di qualcosa che abbiamo già visto in domotica. Eppure ho il sospetto che gli Apple-addicted siano già tutti in febbrile attesa, impazienti di vedere Siri gestire il loro sistema di sicurezza o il loro stereo.

Altra suggestione: lo studio grafico di San Francisco Aatma Studio ha messo in rete un concept  riguardante Siri e l’iPhone5: dopo 3 tentativi falliti di sbloccare il telefono, Siri potrebbe pronunciare uno struggente “Good Bye” e procedere all’autodistruzione dell’iPhone. Si tratta di qualcosa che non vedremo mai? Probabilmente (e, per gli smemorati, fortunatamente) no, ma il video è divertente e ve lo posto.




E con questo è tutto… Cosa c’è? Avete ragione, ho totalmente glissato sul Galaxy s3 e il nuovo sistema di riconoscimento vocale S Voice, ma è perché ci voglio tornare tra un po’, dopo che avrò visto le prime recensioni degli utenti. Continuate a seguirmi!

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