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laura

al World Wide Rome i Makers si incontrano e progettano il futuro

al World Wide Rome i Makers si incontrano e progettano il futuro

Venerdì 9 marzo ero a Roma, ma impegni di studio mi hanno impedito di partecipare al World Wide Rome, l’evento dedicato ai makers e alla nuova rivoluzione industriale. Chi sono i makers? Sono artigiani autocostruttori (americani, ma non solo) capaci di passare dall’idea innovativa alla distribuzione passando per la produzione, tutto in modalità fai da te.

Il salto rispetto all’artigianato classico? Nel folto gruppo dei makers compaiono anche gli artigiani digitali, cioè tutti coloro che utilizzano le nuove tecnologie – spesso in maniera pionieristica - contribuendo a diffonderle, ad implementarle e a migliorarle. Proprio per questo, i makers tendono a dare particolare importanza all’open source, alle community, alle licenze creative commons, facendo rete tra di loro e condividendo scoperte, processi e risultati.

Si tratta di un modello industriale alternativo, questo è abbastanza evidente: il segreto industriale viene superato dall’esigenza (ma anche dal piacere) di mettere a disposizione degli altri il proprio know how, nella convinzione che il contributo altrui possa anche migliorare le tecniche messe a punto.

Il concetto di makers è però troppo vasto e complesso per essere racchiuso in una definizione rigida. Forse definirli non ha nemmeno
importanza. Quel che conta, invece, è che i makers abbiano preso coscienza di sé e del ruolo che rivestono nella crisi economica e
finanziaria attuale: di fronte al collasso dei macrosistemi, il micro può essere la soluzione, assieme alla valorizzazione della creatività, del saper fare, della passione per la produzione. In una parola: del mestiere.

Dicevo: venerdì non riesco ad andare al World Wide Rome. Durante l’evento, il mio amico web designer Nicola Piccoli mi scrive una mail piena di entusiasmo:

“Per il WWR: sì, sono venuto qui stamattina. È molto interessante. Parlano di start-up, di visioni e di come sia molto più importante
l’idea e l’impegno a raggiungere gli obiettivi o visioni prefissati che magari un corso di studi classico, come da noi inteso. Questo più
o meno il messaggio dell’ideatore di Arduino. Una storia avvincente. E poi parlano di stampanti 3D…con cui stanno arrivando a stampare case. Cose assurde”.

Mi incuriosisco e cerco più informazioni. Atterrata sul sito ufficiale, scopro che al WWR ci sono grandi ospiti come Chris Anderson (editor-in-chief di Wired), Dale Dougherty (fondatore ed editore di MAKE Magazine), Massimo Banzi (tra i fondatori di Arduino), ma
anche una “lunga scia” di makers italiani che raccontano la loro avventura: Chiara Spinelli (curatrice di Eppela, piattaforma di crowdfunding), Alessandro Ranellucci (inventore di Slic3r, codice gratuito per la stampa in 3D), Riccardo Marchesi (ideatore del progetto PlugAndWear per la creazione di tessuti intelligenti), Elenora Ricca, Marco Bocola e Costantino Bongiorno (di Vectorealism, start-up specializzata in taglio laser) e molti altri.

Mi sono persa un evento eccezionale. Mi consolo leggendo gli articoli in rete (il più interessante quello di Davide Bennato) e
seguendo su Twitter l’hashtag #makers12. Saltando di post in post, comincio a rifletterci su.

Ho letto – e quindi ho scritto – che i makers possono rappresentare anche in Italia la risposta alla crisi economica. Sono d’accordo, ma
il clamore – pure giusto e meritato – che suscitano rischia di far dimenticare che in Italia una cosa simile è già successa quando si è sviluppato il modello della piccola e media impresa, che a me sembra corrispondere al modello dei makers. Sarà un caso se la piccola impresa è stata la protagonista della ripresa industriale italiana dopo la crisi degli anni settanta?

I fattori vincenti nel modello della piccola impresa sono stati: innovazione, flessibilità, creatività, capacità di fare rete,
modello di impresa a conduzione familiare, binomio indissolubile tra tecnologia e tradizione artigianale.
Proprio le features che caratterizzano il movimento dei makers.

L’idea di una somiglianza, o comunque di una contiguità tra vecchio e nuovo, sembra trovare riscontro anche nella parole di uno degli ospiti di World Wide Rome, Alberto D’Ottavi (giornalista esperto di nuove tecnologie e co-fondatore di Blomming):

“Siamo entrati in contatto con persone che avevano messo a punto prodotti e processi innovativi, ma a prescindere dall’età. Per assurdo, il giovane stilista di 30 anni che realizza borse urbane con gli scarti di camere d’aria ha lo stesso approccio dell’artigiano 60enne che fa lampade con i resti dello sfasciacarrozze.”

Certo, oggi c’è la novità importantissima, assoluta del web, che fa la parte del leone. Attenzione però che nel porre l’enfasi sulle novità non si dimentichino le eredità, la cui valorizzazione è altrettanto strategica e utile al superamento della crisi.

Voi che ne pensate?

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